Ex CEO di Nissan paga 500.000$ in BTC per scappare dal Giappone

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Pare che Carlos Ghosn, ex dirigente Nissan fuggito a dicembre dal Giappone, dove si trovava agli arresti domiciliari, abbia pagato mezzo milione di dollari in crypto per la sua fuga.

Secondo le autorità americane, il figlio di Ghosn ha organizzato tramite Coinbase il pagamento di 500.000$ in Bitcoin (BTC) a favore di Peter Taylor, uno dei due uomini che hanno aiutato l’ex AD di Nissan a fuggire. Taylor, insieme a suo padre, l’ex Berretto Verde Micheal Taylor, ha portato Ghosn fuori dal Giappone nascondendolo in una custodia per strumenti musicali, partendo dall’Aeroporto Internazionale Kansai di Osaka.

Ghosn avrebbe pagato ai Taylor 1,36 milioni di dollari in totale per il loro aiuto a lasciare il Giappone e arrivare in Libano, Paese di cui ha la cittadinanza.

I pagamenti in BTC sono stati effettuati in diverse tranche tra gennaio e maggio, dopo la rocambolesca fuga di Ghosn avvenuta il 29 dicembre. Gli investigatori giapponesi sostengono che sia stato lo stesso ex dirigente a trasferire 860.000$ a una società di Peter Taylor come parte dell’accordo.

Le autorità americane hanno arrestato i Taylor a maggio su richiesta del governo giapponese, mentre Ghosn si trova ancora in libertà in Libano, che non ha un accordo di estradizione con il Paese del Sol Levante.

La fuga dal Giappone

Fra il 2018 e il 2019, Ghosn è stato arrestato e accusato di vari reati in Giappone: le accuse riguardavano vari crimini finanziari, commessi nello svolgimento del suo ruolo presso Nissan. L’ex dirigente è stato pertanto incarcerato, anche in regime di isolamento, ed è stato interrogato senza la presenza di un avvocato: solo recentemente gli erano stati accordati gli arresti domiciliari. Il suo legale, insieme ad altre personalità giapponesi, hanno parlato di “hostage justice”, accusando Tokyo di aver estratto all’imputato delle confessioni con la minaccia di una lunga detenzione.

Ghosn si trovava ai domiciliari nella sua casa di Tokyo da aprile quando i Taylor sono arrivati nel Paese, con il pretesto di partecipare a un concerto di violino. 

All’ex CEO fu permesso di recarsi al Grand Hyatt Hotel, dove avrebbe incontrato i suoi complici: successivamente si sarebbe spostato con i mezzi pubblici da Tokyo ad Osaka, dove la grande custodia per strumenti (con Ghosn dentro) è stata caricata su un jet privato diretto a Istanbul, prima di cambiare volo ed arrivare a Beirut.

Analogie con il caso Mt. Gox

Il caso di Ghosn presenta analogie con la storia di Mark Karpeles, ex CEO dell’exchange Mt. Gox.

Entrambi sono stati accusati dalle autorità giapponesi di reati finanziari, ed entrambi hanno scontato periodi di detenzione nel Paese: Karpeles trascorse 11 mesi in carcere dopo il suo arresto nell’agosto del 2015. Sembra che i due abbiano anche discusso di persona, prima della fuga di Ghosn: questa conversazione potrebbe anche aver influenzato la sua decisione di scappare dal Giappone.

In ogni caso, Karpeles ha deciso di affrontare le accuse mosse contro di lui: è stato dichiarato innocente dei principali reati finanziari legati a Mt. Gox ma ha subito una condanna per gestione fraudolenta di fondi elettronici. A giugno, la sua ultima richiesta di appello contro la condanna è stata respinta.

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