quali coin compongono il portfolio degli esperti italiani?

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La scelta di token e criptovalute da inserire nelle proprie strategie di investimento è un argomento molto affascinante. A causa dell’enorme numero di progetti disponibili, nonché della continua comparsa di nuove coin, gli utenti fanno spesso fatica a restare al passo con tutte le opportunità offerte dal mercato.

Come è facile immaginare, l’attenzione della maggior parte degli investitori è rivolta verso Bitcoin, la prima e più importante criptovaluta. Tuttavia, anche gli altri progetti noti, come Ethereum, Litecoin e Ripple, sono circondati da ampie comunità di trader e investitori. 

Nelle ultime settimane abbiamo affrontato l’argomento con alcuni esperti italiani, chiedendo loro di svelare le prime tre o quattro criptovalute, in termini di rilevanza percentuale del controvalore in euro o dollari, che compongono il loro portfolio. Cercando di capire, inoltre, l’importanza data alla diversificazione nelle loro scelte.

In questo articolo troverete le risposte di diverse personalità del settore. Come sempre, lo scopo dell’articolo è puramente informativo. Le scelte sugli investimenti vanno compiute in modo indipendente, dopo essersi informati adeguatamente su ogni progetto.

Gian Luca Comandini, Blockchain Expert del Mise 

Nonostante un’elevata percentuale del suo wallet si dedicata a Bitcoin, il Professor Gian Luca Comandini presenta all’interno del proprio wallet una discreta percentuale di altcoin. Ecco quanto ha affermato: 

“L’80% del mio portfolio è dedicato a Bitcoin, derivanti da un accumulo dal 2013. Tuttavia, una buona percentuale è coperta dalle altcoin come Ethereum all’8,00%, Bitcoin Cash al 2,10% ed Eos al 2,00%. A queste poi si aggiungono anche IOTA, Stellar, Cardano, Dash, Neo, 0x, Tezos e Theta. Una parte è dedicata anche alle due privacy coin più note: Monero (2,00%) e Zcash (0,30%)”

Inoltre, lo 0,80% del wallet del Professor Comandini è dedicato ad altri progetti interessanti come Algorand, BAT e BNB. Questi asset rappresentano una scommessa sulla potenzialità e la validità a lungo termine di tali progetti. 

Nella sua strategia di gestione del portfolio la diversificazione svolge un ruolo importante poiché, afferma Gian Luca Comandini, bisogna scindere le proprie ideologie dalla speculazione: 

“L’imprenditore/speculatore deve fare soldi, l’ideologo può filosofeggiare. Io sono fermamente convinto che Bitcoin sia la prima e più importante alternativa valida futura, ma devo anche essere abbastanza intelligente da tutelarmi diversificando sulle altre alternative minori così da ridurre il rischio e cercare di aumentare l’impatto in termini di ROI (Return On Investment). Io nella vita, negli affari e nelle criptovalute sono per la diversificazione assoluta. Sempre e in ogni modo possibile.”

Tiziano Tridico, YouTuber e co-founder di Koinsquare

“Il mio portfolio è in parte eredità, in parte evoluzione di quello che ho iniziato a creare a fine 2016. Il 50% di esso è distribuito su BTC ed ETH, con peso più o meno al 35%-15% rispettivamente. Un ulteriore 30% è invece distribuito su altcoin con capitalizzazione elevata, progetti che hanno dimostrato di saper sopravvivere ad un bear market e che hanno messo le basi in attesa del prossimo mercato rialzista (guidato da BTC). Parlo di progetti come: Cardano, Dash, Binance, Crypto.com, Eos, Tezos, Chainlink, Neo ed altri.

Con questo arrivo appunto ad un 80%. Il restante 20% è più variegato tra progetti a bassa e media capitalizzazione. Tra di questi stanno prendendo molto spazio token legati al trend DeFi (Decentralized Finance).”

Questa distribuzione è legata a delle regole semplici, ma ragionate. Tiziano consiglia di tenere una buona base solida di BTC nel proprio portfolio (poiché se Bitcoin dovesse fallire, crollerebbero anche le altre ma non viceversa). C’è quindi una distribuzione pesata sul rapporto risk/reward. Se da una parte con le criptovalute più capitalizzate si ha meno volatilità (teoricamente), dall’altra alcune gemme presentano opportunità dal ritorno asimmetrico. Dove potrebbero bastare anche meno di un centinaio di dollari per ribilanciare e portare grandi profitti a tutto il portfolio.

Questa è una caratteristica quasi unica del settore, caratteristica che secondo il suo modo di vedere, un investitore/appassionato non può lasciarsi sfuggire. Per questo ha una distribuzione molto variegata con delle percentuali minime su tanti progetti promettenti ed alle volte solo potenziali.

Ha poi espresso le sue considerazioni sull’importanza della diversificazione:

“È importante diversificare in qualsiasi settore. Mai avere tutte le uova in un paniere.”

Filippo Angeloni, Consulente finanziario e YouTuber

Il portfolio di Filippo Angeloni è distribuito per il 90% in BTC, 5% ETH e la restante parte quasi in modo equo in Bitcoin Cash (BCH), Litecoin (LTC), Dash, e altre piccole rimanenze risalenti al 2017. Tra le altcoin, alcune non molte conosciute, erano presenti EDO, SNX e AAVE. Tuttavia ha deciso di vendere tutto per acquistare BTC: 

“A livello finanziario tendo a vedere Bitcoin come unico asset (nel mondo crypto) in cui poter investire. Il resto del mercato, ovvero le altcoin, è più speculazione e scommesse.”

Filippo si è poi rivolto ai neofiti di settore che sono da poco nel mondo delle criptovalute: 

“Consiglierei un portfolio con la presenza almeno al 20% di un token che replica l’oro (es. Theter gold, Pax gold), un 70% in BTC e 5% eth, per il resto metterei tutto in SNX, MKR, AAVE. Punterei quindi in piccola parte nella DeFi (Decentralized Finance).”

Federico Tenga, co-founder di Chainside

100% Bitcoin”, ha dichiarato Federico Tenga quando gli abbiamo chiesto in che modo fosse distribuito il suo portfolio. 

Il motivo di tale distribuzione deriva dalle sue analisi sul ruolo delle altcoin: non ci sono ragioni di credere che possano performare meglio di Bitcoin. Questa considerazione risiede nel fatto che, a suo parere, le altcoin presentano una netta inferiorità tecnologica, mancanza di value proposition di lungo periodo, zero awareness presso il pubblico mainstream e un network effect molto debole.

Tenga ha poi affermato che con l’aumentare degli asset i costi di custodia (e i rischi di perdita accidentale) aumentano, e questo costo aggiuntivo ad oggi non è compensato da alcun beneficio. A ciò si aggiunge il fatto che le altcoin sono strettamente correlate a Bitcoin, quindi da un punto di vista finanziario non vi sono vantaggi nel diversificare il portfolio:

“Un tempo le altcoin avevano successo tra i trader perché offrivano una volatilità maggiore di bitcoin, ma oggi esistono molti derivati finanziari su bitcoin per ottenere lo stesso risultato.”

Rispetto alla diversificazione, Federico Tenga ha affermato: 

“La forte correlazione rende la diversificazione assolutamente inutile, ma aumenta i costi di custodia.”

Cristian Palusci, trader e autore del best seller Bitcoin Facile

“Considero la diversificazione un elemento indispensabile per una corretta gestione del portfolio. Per questo motivo, uno dei miei wallet più attivi tiene conto dell’importanza strategica di diversificare gli asset presenti. Un’ampia percentuale del portfolio è destinata a Bitcoin, un asset che in generale continua a mostrare segnali di forza e a garantire ROI molto interessanti. Anche l’oro copre un’ampia parte del portfolio, seguito da argento, ETF (Exchange-traded fund) bilanciato su gaming e e-sport, ETF bilanciato su robotica e intelligenza artificiale.”

Palusci ritiene che l’errore principale che spesso si riscontra nella composizione di un portfolio è proprio la mancanza di diversificazione:

“Un portfolio d’investimento composto da varie criptovalute difficilmente si potrà considerare diversificato, poiché parliamo di un’asset class in cui tutte le monete hanno un’elevata correlazione con il Bitcoin. Caso diverso se, oltre alle criptovalute o alle azioni di società di uno stesso settore, il portfolio si compone anche di asset riconducibili ad altri settori”

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